L’eredità, di Guy de Mopassant

L’incipit di questo romanzo breve è una fantastica descrizione dell’avvio del lavoro degli impiegati e dei funzionari del Ministero della Marina di Parigi. Ne esce un’immagine che richiama alla mente quella dell’alveare. Poche righe che danno al lettore la visione d’insieme di una comunità. La fiumana di persone dai quattro punti cardinali di Parigi; il rumore dei loro passi; il rumore delle porte che si aprono e si chiudono sui diversi uffici; i gesti ripetitivi e rassicuranti di ogni giorno.
Un bell’esempio di incipit che, qualora a qualcuno venisse in mente di paragonarlo all’assurdo incipit manzoniano di quell’inutile romanzo,  ci fa vergognare di continuare a considerare il Manzoni come il padre della letteratura moderna italiana. Al contrario sono convinto che esso possa essere un modello da cui, ancora oggi, molti scrittori possono trarre ispirazione, magari solo per convincerli a non ammorbarci con le loro opere mediocri.
Oltre a questo, è interessante sottolineare come la sensualità e la sessualità costituisca un tema che l’autore utilizza spesso, pur in modo garbato leggero e ironico, sia uno strumento di critica sociale, quasi impensabile per l’epoca, con il quale mettere alla berlina la virilità mascolina intesa come valore irrinunciabile per l’uomo, allora come oggi.
Ma torniamo al libro che, dopo quel bellissimo incipit, non delude il lettore, come di certo, rileggendolo, non ha tradito i miei ricordi adolescenziali di questo lettore.
Ci troviamo nella Francia post comunarda, con una Parigi in piena trasformazione per l’opera di Hausmann. Negli uffici gli impiegati non sono stati ancora beneficiati dalla comodità della macchina da scrivere e, perciò, devono trascrivere ogni documento utilizzando la loro migliore calligrafia e penne e inchiostro, stando attenti a intingere il pennino nell’inchiostro quel tanto che è necessario, così da evitare il pericolo delle macchie che li costringerebbe a iniziare il lavoro da capo. L’ambiente è quello cameratesco e, come sempre accade in queste condizioni, ci sono quelli che sono destinati a una fulgida carriera, quelli che si culleranno nella loro mediocrità per tutta la loro esistenza e, infine, quelli che saranno sempre le vittime sacrificali di ogni tipo di burla o presa in giro.
In questa folla di personaggi emergono due personaggi, che sono poi i protagonisti: il giovane Lesable, un giovane di belle speranze, e il più anziano Cachelin, ex ufficiale di marina, impiegato nel ministero in ragione delle sue ferite.
Siamo alla fine dell’anno solare ed è tempo di promozioni, cosa che crea un’atmosfera carica di aspettative, specie in Cachelin che, da tempo, è a secco di avanzamenti e, quindi, anche di aumenti economici, che non guastano. Lesable, invece, è assai più tranquillo, da cinque anni riceve avanzamenti e riconoscimenti economici e, per questo, non vede motivo che anche questa volta non si debba ripetere il rito della gratificazione dei suoi sforzi in ufficio.
Ma, questa volta c’è una cosa che aumenta la tensione, in particolare di Cachelin, il suo obiettivo di accasare sua figlia con il giovane Lesable. D’altra parte la ragazza sarà la destinataria dell’eredità della sorella dell’impiegato e si tratta di una somma che supera il milione di franchi. Cachelin si fa coraggio e organizza l’incontro tra i due giovani. La casa è in pieno centro ed è la classica casa borghese di chi, nonostante le risorse della sorella, appartiene di diritto al ceto medio. L’incontro ha successo e Lesable è attirato dalla piacevole pienezza delle forme della giovane e, poi, non è senza peso il pensiero che ella sarà destinataria di una cospicua rendita. Così, alla fine, è inevitabile arrivare al matrimonio.
Sarà la morte della zia a rompere gli schemi tranquilli e piacevoli della nuova vita matrimoniale. In vita la vecchia signora premeva per vedere gli occhi del o della nipote, ma la sua morte fa luce sull’eredità che tutti pensavano bisognasse avere solo la pazienza di attendere. L’anziana donna, infatti, ha destinato la somma alla disponibilità  dei figli degli sposi e se, entro tre anni dal loro matrimonio, non sarà giunta la prole il capitale deve suddiviso tra diversi enti benefici e opere di carità che ella stessa elenca.
Questa condizione crea i presupposti di una tensione tra i coniugi che cresce e li porta a rinfacciarsi reciprocamente la rispettiva sterilità. Anche Cachelin incomincia a scalpitare ed è assai meno condiscente verso il genero che sta per fargli sfumare la tranquillità economica cui anela per godersi la vecchiaia come ritiene di meritare. I due coniugi si sottopongono anche a una visita medica che finisce per appurare solo che entrambi sono in buona salute e assolutamente fertili, semmai il problema è dell’ansia che può pesare su entrambi come elemento inibitore. Questo verdetto, però, fa crollare Lesable, che diventa anche il bersaglio di sguardi e parole di commiserazione per non riuscire a rappresentare adeguatamente il genere maschile, una virilità che anche la moglie mette in discussione.
Sul luogo di lavoro si sfiora anche il duello tra Lesable e un suo collega, che tuttavia viene evitato grazie all’accomodamento che viene preparato dai padrini del duello stesso. Il mancato duello aveva reso fiera la moglie che, saputo dell’accomodamento, sprofonda in uno stato di profonda disistima nei confronti del suo compagno di vita.
È in queste contesto che si finisce per ipotizzare, all’approssimarsi della scadenza, un rapporto a tre. Un’assurdità che viene accettata con sconsolata rassegnazione da Lesable, anche perché il terzo è un suo collega.
Guy de Mopassant non svela poi come finisce la storia, se cioè, pur nascendo Désirée (e non è senza significato il fatto che sia una bambina, tenendo in  conto l’importanza che ha sempre rivestito l’avere un figlio maschio come primogenito), la paternità della stessa sia da attribuire a Lesable o al suo collega Maze. A questo punto, infatti, si è giunti al momento nel quale vanno ristabilite le condizioni legittime, in un trionfo di ipocrisia che garantisce solo l’apparenza ma essa è quanto entrambi i coniugi  e la società richiede.
Ecco come la leggerezza della scrittura di Guy de Monpassant, sottolineata anche dalla sua vena ironica, diventa uno stiletto che penetra a fondo nelle carni del perbenismo borghese e in ciò ellimina ogni possibilità di banalizzazione.


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