Loriano Macchiavelli è famoso soprattutto per il suo personaggio preferito: il commissario Sarti. Con lui e senza di lui la sua notorietà di giallista si è affermata fino a diventare uno dei maggiori autori di questo genere in Italia. Spesso la sua location è Bologna, sia quella in superficie che quella nascosta nel suo sottosuolo, quella più conosciuta e quella che non vede quasi nessuno.
Ma questo libro è diverso. Si potrebbe dire che l’autore avvia voluto compiere una serie di riflessioni sull’essere e che per farlo abbia utilizzato una storia. Nel leggere il libro, la ricerca del protagonista (quindi dell’autore, prima, e del lettore, dopo) si traduce in un cammino verso la città nascostaa.
Tutto parte da una domanda che gli viene posta da un vecchio a cui egli si era rivolto per chiedere lumi sulla strada da percorrere. Il vecchio, infatti, gli domanda se nel paese da cui viene esistono persone felici. La risposta finisce per eludere la domanda o comunque non è una risposta diretta perché diventa lo spunto per una prima riflessione. Il protagonista, infatti, pensa a tutti quelli che si sono lasciati corrompere dalla ricchezza, anche i poveri, e di come ognuno sia disposto a qualunque cosa, anche alla peggiore nefandezza, pur di raggiungere la condizione di “ricco”. Ma la ricchezza non porta con sé la felicità e per la ricerca di questa egli si è messo in moto.
In questo procedere vedrà ogni forma di ingiustizia, sopruso, miseria, tanto da far ricordare la Via Crucis che ogni anno viene celebrata nel periodo pasquale per ricordare il martirio di Cristo.
Di fronte a tutto questo nasce spontanea la domanda se possa davvero esistere un posto dove sia possibile vivere felici.
L’autore, alla fine del libro ci offre la sua personale risposta, ma non è conclusiva e lascia aperta la possibilità che il lettore ne elabori una diversa, propria, originale.
Un altro aspetto interessante di questo libro l’abbonante ricorso fatto alla letteratura classica e persino a quella mitologica, lo stesso percorso del viandante ricorda quello dantesco. Come il caso della Ballerina, in realtà una nobildonna promessa sposa ad un uomo che ella non desidera e che poi la scoprirà dolcemente abbandonata nelle braccia di un altro uomo di cui, incece, ella è innamorata. Talune situazioni di questo episodio sono raccontate con evidenti riferimenti a Tristano e Isotta.
Ma la bravura di Macchiavelli è anche di sapere condensare un racconto così ricco di stimolazioni in un libro di così limitate dimensioni.



